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	<title>ANPI Colle Val d&#039;Elsa &#187; Alegre</title>
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		<title>Presentazione di La Controfigura</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Mar 2019 14:42:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>anpicolle</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vi aspettiamo sabato 23 marzo, alle 18.00, alla Biblioteca Comunale &#8220;M. Braccagni&#8221; di Colle Val d&#8217;Elsa, per la presentazione del libro La Controfigura (edizioni Alegre, collana Quinto tipo). Sarà presente l&#8217;autore Luigi Lollini; coordinerà Dario Radi, ANPI Colle di Val d&#8217;Elsa. https://it-it.facebook.com/events/2097644000283165/ Luigi Lollini vive a Bologna, dove lavora come insegnante. Ha pubblicato racconti &#8211; [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Vi aspettiamo sabato 23 marzo, alle 18.00, alla Biblioteca Comunale &#8220;M. Braccagni&#8221; di Colle Val d&#8217;Elsa, per la presentazione del libro La Controfigura (edizioni Alegre, collana Quinto tipo).</p>
<p>Sarà presente l&#8217;autore Luigi Lollini; coordinerà Dario Radi, ANPI Colle di Val d&#8217;Elsa.</p>
<p><a href="https://it-it.facebook.com/events/2097644000283165/">https://it-it.facebook.com/events/2097644000283165/</a></p>
<p><a href="http://www.anpicollevaldelsa.it/wp-content/uploads/2019/03/La-Controfigura-23.03.2019.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-704" alt="la-controfigura-23-03-2019" src="http://www.anpicollevaldelsa.it/wp-content/uploads/2019/03/La-Controfigura-23.03.2019-724x1024.jpg" width="724" height="1024" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Luigi Lollini vive a Bologna, dove lavora come insegnante. Ha pubblicato racconti &#8211; firmati «Luisa Catanese» &#8211; su Carmilla on line, per Manifestolibri e Scuola sarda editrice. Collabora con il Cesp (Centro studi per la scuola pubblica) di Bologna. Ha scritto sulla poesia e sulla figura intellettuale di Franco Fortini per Quodlibet e Manifestolibri, e per le riviste L&#8217;Ospite ingrato, Altreragioni, Lingua e stile, Trasparenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Rózsa. È il cognome di Eduardo, non ancora trentenne dirigente del Partito socialista operaio magiaro, o meglio, della sua organizzazione giovanile. È l’anno 1988, l’Europa è alla vigilia di sconvolgimenti epocali, ma pochi guardano l’orizzonte e capiscono. Eduardo forse è tra questi. Lo incontriamo a Bologna, dove si celebra in pompa magna il IX centenario dell’università. Rappresenta l’Ungheria a un meeting di giovani di mezzo mondo.<br />
Padre magiaro e madre boliviana, Eduardo Rózsa Flores non è il tipico burocrate d’oltrecortina: spigliato poliglotta, anticonformista, recita poesie e canta a piena voce, ammalia gli interlocutori, li attira, li trascina con sé nel suo slancio vitale, nel fervore per questi tempi che stanno per cambiare. La caduta del Muro di Berlino è vicina, la fine dell’Urss dietro l’angolo. Che farà questo giovane comunista, nell’epoca che viene?<br />
Alberto, studente dell’Alma Mater e alter ego dell’autore, trascorre con Rózsa una serata fatidica, che ricorderà per tutta la vita. «Take me / to the magic of the moment on a glory night», dirà la canzone che accompagnerà la svolta.<br />
Pochi mesi dopo, Alberto incontra di nuovo Eduardo, stavolta a Budapest, durante una vacanza con l’Interrail. Cena a casa sua, conosce i suoi genitori. Poi gli anni e la distanza macinano i giorni: qualche telefonata, un pugno di cartoline, un rapido incrocio a Venezia che ha vaghi contorni di mito&#8230; I due non si vedranno mai più.<br />
Nel 2009 la notizia appresa per caso: Eduardo Rózsa Flores è stato ucciso a Santa Cruz, in Bolivia. Un cerchio che si chiude male: nato in Bolivia, è morto in Bolivia come l’amato Che Guevara, ma – a quanto sembra – dall’altra parte della barricata: eliminato da forze speciali del governo socialista bolivariano. Era coinvolto, si vocifera, in un complotto di destra per attentare alla vita del presidente Evo Morales. È vero? E se è vero, com’è stato possibile?<br />
Cos’era diventato il brillante Eduardo nei vent’anni da Bologna a Santa Cruz? La domanda si dilata e pulsa nella testa di Alberto, nel frattempo divenuto insegnante, marito, padre.<br />
Bisogna provare a rispondere, bisogna cercare.<br />
Eduardo: comunista anticomunista, patriota magiaro che per «solidarietà internazionalista tra nazionalisti» combatte a fianco dei croati in Jugoslavia.<br />
Eduardo: convertito all’Islam durante una missione in Bosnia, «nemico dell’imperialismo», amico di «Carlos lo Sciacallo», e chi più ne ha più ne mette, ma più ne mette e più aumenta la confusione.<br />
Eduardo: un rompicapo, letteralmente. Per Alberto, un aneurisma della memoria, con rischio di rottura vascolare.<br />
La Controfigura è un regolamento di conti con una persona che ha tradito, e al tempo stesso il tentativo di capire chi e cosa sia stato tradito. Perché una cosa è certa, compagno: «a qualcuno devi chiedere scusa.<br />
Devi chiedere scusa anche a me».</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Eduardo sapeva manipolare il passato. Il busto di Stalin, che teneva in camera da letto, l’aveva trasferito nel giardino della nuova casa. Ci aveva scritto sotto: “Vomitate qui”. E quando c’era una festa, gli invitati sbronzi potevano vomitare in faccia a Stalin</em>.</p>
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